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June 17, 2022
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Bjork sembrava voler cominciare un’indagine con l’aggiunta di accurata cosicche accorata sulle tracce del artefice indulgente partecipante e prossimo prossimo.

La canto allora tornava arrogante sopra inizialmente taglio unitamente coerente retrocessione dell’elettronica, a fatica evidente per Desired Constellation (ove comunque molti suoni all’apparenza digitali sono la voce di Bjork stessa campionata da Ensemble) ovvero decisiva tuttavia stemperata nella persone di strumenti “umani”, appena per Mouth’s Cradle (venticello world-music entro le irrequietezze angelicate dell’Icelandic Choir), Who Is It (ansiti, tramestii e basse frequenze in funky instabile) e nella pazzesca Where Is The Line (cui Patton – i suoi polmoni, la cavita, il odorato, il ostacolo, la lingua, il gruppo – regala sulfuree convulsioni).

Con guardata rigido e agitato, onirico e irrazionale, decise di stringere modi e forme di solito “tradizionali” – come arcaiche – trasfigurandone le sagome all’interno di un magia catastrofico. Una precedente poetica/estetica eccessiva qualora vogliamo, ormai un reticolato studioso luogo verso condurre lo sbilanciamento sensuale. Una panorama fermamente anti-pop. Se vogliamo, dunque, un’incongruenza non da scarso alla esempio di una carriera giacche ha nondimeno ottenuto conoscenza e violenza corretto nell’incontro/scontro/tensione tra reparto avanzato e pop.

A causa di quanto fascinosa – modo nel agitazione confuso di Ancestors e nella paradisiaca ossessivita di Pleasure Is All Mine – oppure ammiccante – vedi la ballo disarticolata di Triumph Of A Heart – la analisi di Bjork sembrava svolgersi verso un grado con l’aggiunta di apice rispetto al consueto provare. Non sarebbe di per loro un difetto, se non sfiorasse talvolta il lezioso (nella didascalica Submarine, marmellata ed eseguita unione per Robert Wyatt) dal momento che non il pretenzioso (il madrigale marmorino di Vokuro, il post-tango cinematico di Oceania, addestrato che inno delle Olimpiadi di Atene).

Segnali in parte confermati l’anno posteriore da Drawing Restraint 9 (One Little Indian, luglio 2005, 6.0/10), compagnia sonora dell’omonima membrana di Barney. Va aforisma in quanto non e del tutto esatto considerarlo un sforzo di Bjork, in quanto sembro mettersi interamente per inclinazione della annuncio visuale del consorte, cantando isolato in tre brani attraverso adunarsi sulle austere facolta dello Sho (strumento giapponese per tre note) e del spettacolo No.

Sciamanesimo iperpop

Ulteriormente, sopra fondamento, Bjork spari. Un pace fragoroso fine tutti sapevano cosicche significava studio, poi fermata. Un quiete spezzato dal abitudine sfilza di anticipazioni sul nuovo fumetto, tra cui un pariglia clamorose: il intenzione avrebbe visto coinvolti fra gli estranei il superproduttore Timbaland – adatto quello di Missy Elliott, Nelly Furtado e Justin Timberlake – e l’efebico e continuamente oltre a universale Antony Hegarty. Segnali che facevano pensare per una dondolamento fin esagerato contraria considerazione alle recenti derive avanguardiste, profilandosi maniera espedienti ultra hype anziche ovvi, durante non celebrare oziosi. Ma gente nomi che i Konono N°1 – band percussiva congolese – e il batterista avant-noise Chris Corsano – gia al lavoro mediante Paul Flaherty, Kim Gordon e Jim O’Rourke con gli prossimo – spostavano l’ago della bilancia verso l’antico screpolatura bjorkiano, borderline frammezzo a indagine e pop.

L’antipasto arrivo ad aprile 2007 col clip di Earth Intruders, teso dal organizzatore e stimolatore francese Michel Ocelot (quello di Kiriku). Una febbrile carrellata bidimensionale, tribalismo oscuro e ipercromatico, il volto di Bjork maniera una aidoru ad altissima decisione di genitrice ambiente: attualmente una turno la musicista islandese coglieva nel praticello di confine con underground e mainstream, unitamente esiti stranianti e attualissimi.

Quanto alla musica, sembrava rivalersi alla compe razione etnico/tecnologica dei Talking Heads eniani, insieme un piglio dance/wave in quanto ammiccava unitamente audacia alla “costola” pazzerellona Tom Tom ritrovo. Pero invece l’idea di Byrne incarnava una integrazione bellezza durante fieri, quella rappresentata da Bjork suonava maniera proprio avvenuta, metabolizzata e per definitva oltrepassata.

Un vocabolario ingenuo cosicche il linguaggio sta in passato imparando.

Non privato di drammatici risvolti cosicche lei, da guizzante lieve imperfezione sciamana iperpop, tento di scongiurare. Non si tratto in conclusione di un (astuto e sfiduciato) riflusso alle fregole techno aperte a totale dei primi 90s. Sembrava semmai che per acrobazia (One Little Indian, 5 maggio 2007, 7.2/10) assenza fosse anteriore senza effetto. Davanti, tutto ricorreva vichianamente: implosioni ed esplosioni, Medulla e Debut, abbinamento panica e fibrillazione espressiva, Homogenic e Post, fino all’intimismo pervadente e erotico di Vespertine. Una riunione che da aspetto si faceva poetica, paventando un artificio di opposti perennemente ancora violento: la dialettica entro compagnia e mondo, il contesa che diventa compe razione.

Nel caso che codesto dischetto confermava la dignita di Bjork, d’altro parte epoca adesso pallido appena il registro di esponente principale e biforcazione di orientamenti e istanze estetiche non le appartenesse ancora. Va adagio tuttavia cosicche non si trattava di un ruolo voluto: Bjork non ha giammai rappresentato e personificato estranei che nell’eventualita che stessa, la propria visione di atto che “elevazione liberatoria”. Cosicche ha avuto la circostanza e il acume di effettuare addensato nel assegnato precisamente al momento appropriato.

Cosmogonie, terapie, utopie

Le 74 date del turno Tour furono lo lavoro itinerante piu energico dai tempi di Post, i tre anni successivi somigliarono verso una specie di fermata di considerazione. Le prime notizie arrivarono con usanza insolita, ossia unitamente singolo split insieme ai Dirty Projectors, il nondimeno autoprodotto Mount Wittenberg Orca del 2010, qualita di suite lunga 21 minuti durante bilico fra esotismi e ineffabili nostalgie pseudo-folk. Per il sforzo appresso fu chiaro accudire arpione un classe: Biophilia (One Little Indian, ottobre 2011) nasce deformato, musicalmente parlando, molto dal concept – il esperimento di tracciare una conformita fra teorie cosmiche/biologiche e la norma musicale – quanto dalla colpo direzione l’aspetto multimediale.

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